Ballo liscio patrimonio Unesco?

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RASSEGNA STAMPA CID
Articolo di Erika Bertossi su BOLOGNA TODAY
https://www.bolognatoday.it/cronaca/ballo-liscio-patrimonio-unesco-filuzzi-bolognese.html

“E’ la nostra cultura, ci vuole cuore per passarlo alle nuove generazioni”

La richiesta al Ministero è partita dai palazzi della Regione Emilia-Romagna, il maestro Davide Gabusi tesse le lodi del liscio e spinge “Sarebbe un grande vanto ed è la nostra tradizione, ci tiene in forma e fa nascere anche tanti amori”

Foto: Davide Gabusi e la moglie Claudia in gara

Il ballo liscio riconosciuto come patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco? Il consiglio regionale di viale Aldo Moro chiede che il ministero della cultura ne promuova la diffusione anche fra i giovani e lo valorizzi come patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna. Cosa ne pensa chi il liscio lo ha nel dna e lo balla da quando aveva solo 9 anni? “Sarebbe un vanto, non parliamo di una cultura solo locale, ma di un vero e proprio patrimonio che è giusto sia di tutti. Per noi il ballo liscio è la Filuzzi, un genere musicale prima (che ha come base strumenti quali l’organetto semitonale e poi la fisarmonica) e una danza poi, particolare e anche molto complicata a dire il vero” – spiega Davide Gabusi, uno dei più noti maestri bolognesi. E il ballo è proprio una cosa di famiglia: Mia Gabusi, la figlia di Davide, è stata a Ballando con le Stelle nel 2019. 

Il primo a firmare la richiesta è stato Federico Amico di “Emilia-Romagna Coraggiosa”, ricorda come questa risoluzione segua l’atto di indirizzo politico della scorsa legislatura sul ballo folkloristico romagnolo e che la candidatura è stata nuovamente avanzata da numerosi soggetti tra i quali numerosi artisti di valenza nazionale. E i giovani si avvicinano al ballo liscio? “Difficilmente oggi i giovani ci chiedono di imparare il ballo liscio e noi maestri dobbiamo essere abili a portarli in questa direzione facendo capire loro che è la nostra tradizione e che sì, va bene importare tutto, ma è bello anche portare avanto le nostre tradizioni. Una delle cose che li limita un po’ è il fatto di essere una coppia chiusa con contatti fisici, mentre per esempio, le coppie aperte come quelle del latinoamericano sono più alla portata…” continua Gabusi. 

Quando ha iniziato a ballare il liscio? “Ho iniziato a ballare il liscio nel 1979 ed ero un bambino, l’ho sempre praticato e lo adoro”. 

A chi volesse iniziare a ballare, quale ballo è ideale per cominciare?  “La mazurca perché ha un ritmo leggermente più lento rispetto al valzer per esempio”

Chi oggi balla il liscio e frequenta le balere? Ai giovani interessa imparare?  “A livello geografico in Italia ovunque (anche in Sicilia e in Sardegna) anche se l’Emilia-Romagna resta la regione nella quale il liscio è più praticato e il luogo dove ci sono più sale e balere”. 

Quanti amori nascono dal ballo liscio?  “Tantissimi, non so più contare le coppie che sono nate danzando con noi!”

Quanto ci si tiene in forma a ballare il liscio?  “In maniera straordinaria perché ha un ritmo dinamico: l’andamento circolare fa si’ che ci si muova non sul posto ma ‘passeggiando’ in cerchio lungo tutta la pista…”. 

Filuzzi: la storia della musica e del ballo liscio “filuzziano”

La Filuzzi è l’interpretazione fatta a Bologna e nella sua provincia degli stili musicali e coreutici propri del Ballo Liscio e nasce, come tutti i ”lisci”italiani, dalla contaminazione dei nuovi balli di provenienza centro-europea Mazurka, Valzer e Polka con i balli tradizionali preesistenti. Alcuni tra i pochi testi esistenti (si può citare la Storia della Filuzzi bolognese dal 1903 al 1970 di Roberto Artale) indicano il 1903 come anno di nascita della Filuzzi; altri indicano come già nel 1900 vi fossero almeno due società di ballo (Aida e Aquila) a Bologna, in Via del Pratello, in cui si praticavano e si insegnavano balli alla filuzzi. Sicuramente il processo di trasformazione del modo di ballare e di suonare è avvenuto con continuità dal 1870 circa (periodo in cui entrano prepotentemente in Italia i valzer, le mazurke e le polke) in poi. La Filuzzi quindi ha due componenti tanto fondamentali quanto ovvie: musica e ballo. Musica da ballo, certamente, che giustifica il ballo, e ballo, che ha bisogno della musica.

La musica filuzziana, che è essenzialmente strumentale, si caratterizza per l’uso dell’organetto, prima semitonato, poi unitonico e senza bassi, noto come organetto bolognese, strumento dalla sonorità unica, creazione della famiglia Biagi. (Attilio Biagi creò anche un gruppo musicale composto da tre organetti ed una chitarra: il Quartetto Bolognese dell’Allegria). La composizione dell’orchestra è essenziale. Inizialmente assieme all’organetto compare una chitarra ed un basso (contrabbasso) dando luogo ai “trii” filuzziani. L’introduzione della batteria è relativamente recente (anni cinquanta) portando la composizione tipica dell’orchestra filuzziana a 4 elementi. La divisione dei pezzi musicali in parti è rigorosa: 32 misure musicali per parte nel valzer, 16 per mazurka e polka.

Il ballo liscio filuzziano (nato alle origini come ballo tra uomini, fenomeno comune anche per altre grandi città, nel periodo a cavallo tra otto e novecento) si differenzia da tutte le altre forme di liscio per la presenza di figurazioni staccate. Le figurazioni staccate filuzziane sono il risultato di un probabile adattamento di figure dei balli staccati in uso nella provincia di Bologna nell’ottocento. Questa è una caratteristica unica del ballo “Alla Filuzzi”. Oggi il ballo “Alla filuzzi” è il risultato di una evoluzione che ha visto un rallentamento della frequenza metronomica (musiche più lente) ed un arricchimento delle figure (numero maggiore di figure con maggiore complessità). Sicuramente oggi non si balla più come i filuzziani degli anni cinquanta, ma questo è un fenomeno comune di tutti i balli. Rimane comunque viva l’anima del ballo “Alla Filuzzi” con la sopravvivenza di figure staccate e con l’esecuzione del frullone che ne è tutt’oggi considerato il distintivo di qualità.

Perché si chiama “filuzzi”? Le origini di questo nome

Per quanto riguarda l’ origine del nome Filuzzi non vi sono certezze. Alcune teorie lo fanno derivare dall’abitudine di alcuni ballerini di spostarsi rapidamente (filare) da una balera all’altra. Altre teorie fanno derivare Filuzzi dal filò (ambiente di aggregazione tipico della società rurale a cavallo tra diciannovesimo secolo e ventesimo secolo). Altre ancora dai filare delle viti…Per quanto è noto oggi, il nome Filuzzi compare per la prima volta negli ultimi anni del diciannovesimo secolo per identificare una società di ballo operante in quegli anni a Bologna.
Nel 1860, al termine di un dominio papale durato più di tre secoli, e soprattutto in seguito alla liberazione dal tanto detestato e sofferto giogo austriaco, l’intera popolazione di Bologna fu pervasa da una rinnovata gioia di vivere. In tutta la città divennero sempre più frequenti le manifestazioni a carattere musicale, teatrale, ecc…; tra queste iniziative raccolse enormi consensi il Ballo Popolare, che trovava la sua massima espressione nelle feste di piazza.
A fine secolo quella del ballo era ormai una tradizione fortemente consolidata tanto presso i ricchi quanto presso ai poveri e si ballava dovunque: dai magnifici saloni dei palazzi signorili alle piazze e alle aie di campagna. La svolta si ebbe con la diffusione delle cosiddette “balere” (locali chiusi espressamente dedicati al ballo), i cui primi esemplari comparvero a Bologna già nel 1850. Le balere si diffusero rapidamente in tutta la città, tanto è che a cavallo fra ‘800 e ‘900 ogni borgo cittadino poteva vantare il proprio locale in cui uomini e donne del popolo (il fenomeno della balera infatti era nato e si era sviluppato fra gli strati più bassi della popolazione) si incontravano per ballare.

Perchè “Danze Filuzziane”? I giovani delle famiglie più agiate, spinti dalla voglia di evadere dal proprio mondo e desiderosi di conoscere nuove ragazze, andavano da un quartiere all’altro cercando di entrare ad ogni costo nelle balere, cosa tutt’altro che facile se si pensa che fra i vari quartieri esistevano forti rivalità e che una rigida regola non scritta imponeva a uomini e donne di frequentare esclusivamente il locale del proprio rione di appartenenza; ogni balera rappresentava quindi una sorta di “circolo chiuso”.

Pur di farsi accettare anche dai ballerini più diffidenti, questi intraprendenti giovani tentarono un compromesso: avrebbero ballato tra di loro – maschio con maschio – senza importunare le ragazze. Questo fece quindi crollare anche le ultime riserve e con l’andare del tempo questi della “Bologna bene” divennero i più assidui frequentatori delle balere rionali; proprio questi continui spostamenti valsero
loro l’appellativo di “filuzziani”, ossia di coloro che si spostavano (filavano, appunto) da un borgo all’altro (da cui deriva il modo di dire “fare il filo” come sinonimo di “corteggiare, cercare di conquistare”). I ballerini filuzziani rispettarono appieno gli accordi presi, ma per raggiungere il loro obiettivo primario (ovvero la conquista) dovevano giocare d’astuzia: dal momento che non potevano nemmeno rivolgere loro la parola, l’unica possibilità che avevano per farsi notare stava nell’inventarsi un modo di ballare che calamitasse in qualche modo gli sguardi delle fanciulle.

I balli in voga in quel momento erano il Valzer, la Mazurca e la Polka (che dai paesi di origine avevano coinvolto e appassionato tutta Europa), ma non possedevano variazioni tali da stuzzicare interessi particolari; fu grazie quindi alla fantasia, l’abilità e alla genialità di due ballerini filuzziani – tali Umberto Bortolotti e Brando – che queste tre danze si arricchirono di passettini, piroette, striscini, scalette, frulloni e molto altro ancora, divenendo cosi gli attuali “Valzer, Mazurca e Polka alla Filuzzi”. Questo nuovo tipo di ballo così particolare, così frizzante – e soprattutto così diverso – fece breccia nel cuore di tutti i bolognesi, e soprattutto le ragazze ne furono conquistate.